Come diventare broker

aprile 28, 2015 by · Leave a Comment
Filed under: Lavoro 

Come diventare un broker finanziario? Una domanda molto comune al giorno d’oggi vista l’enorme pubblicità che si trova a riguardo su internet, in tv ed anche al cinema. Tutti sanno cosa fa un medico, ma pochi sanno realmente che cosa fa un operatore finanziario e come funziona questo tipo di lavoro.

Il broker finanziario è un lavoro abbastanza conosciuto, affermato ormai da oltre un decennio ma che in pochi conoscono in dettaglio come si fa per diventare un operatore finanziario in borsa. In Italia è possibile affermarsi in borsa e diventare un broker, una professione che è realmente molto remunerativa, ma richiede una capacità molto alta nel mondo della finanza. Le offerte lavorative sono molte ed è dunque indispensabile, se si è portati, valutare l’opzione di prendere questa strada.

 Cosa fa un broker? Lo scopo di questo operatore finanziario è vendere ed acquistare, per conto di altri, il miglior prodotto qualità prezzo nel mondo dei capitali (azioni, titoli, ecc). Sostanzialmente è un lavoro che ha come scopo l’investimento e la gestione dei capitali.

Ma come fare per diventare broker finanziario? Innanzi tutto c’è bisogno di conoscere molto bene i mercati finanziari: struttura, funzionamento e come agire. Inoltre è necessario anche avere una specie di propensione e istinto per fare affari, capire la tendenza del mercato ed approfittarne.

Per intraprendere questa professione non è obbligatorio essere laureati, in ogni caso è sempre preferibile ed è consigliato svolgere studi in economia o in ambiti del diritto. Per svolgere la libera professione è necessario però un Master in Business Administration.

Ma quanto guadagna un broker? Lo stipendio è legato agli affari che si riescono a realizzare, dal portfolio clienti e dai profitti che si riescono ad ottenere per il cliente. Un agente di borsa può guadagnare anche 10 mila euro al mese, o più, senza alcun problema.

Ripartire dalla pubblicità: ecco come l’imprenditore esce dalla crisi

aprile 7, 2015 by · Leave a Comment
Filed under: aziende 

E’ la parola che più spaventa da sempre l’imprenditore, qualsiasi sia il suo settore, la sua attività, e a prescindere dalle dimensioni della sua azienda, che sia grande o piccola: crisi.

Quando si parla di crisi si pensa subito ad un periodo di recessione generale che sicuramente avrà una ripercussione negativa sul bilancio aziendale, e che obbligherà l’imprenditore a rivalutare la propria posizione sul mercato e a reimpostare di conseguenza i propri piani strategici.

La crisi in verità non per forza deve rappresentare un fattore negativo: bisogna sapere che dal periodo di crisi l’azienda può uscire più forte di prima. E non a caso l’etimologia della parola crisi affonda le sue radici nel greco antico, il cui significato corrisponde a “scelta“, dal quale può nascere un importante cambiamento, un’occasione di crescita e di riscatto. La connotazione negativa al termine crisi è un fenomeno del tutto moderno.

Allora è proprio in questo momento che l’imprenditore può ottenere un vantaggio sulla concorrenza, agendo, investendo e rivalutando le dinamiche aziendali quando invece tutti gli altri sono immobilizzati dalla paura del cambiamento. E’ quanto mai importante continuare ad investire sulla pubblicità per esempio: un errore molto comune nei periodi più critici per l’azienda è quello di tagliare il budget destinato alla promozione, pensando erroneamente che sia una voce di bilancio superflua o meno importante delle altre.

E’ possibile effettuare delle campagne pubblicitarie di tutto rispetto avendo a disposizione anche budget limitatissimi: la pubblicità cartacea, tramite biglietti da visita, volantini e prodotti tipografici personalizzati è la tecnica che da sempre fornisce i migliori risultati a parità di costi sostenuti, e la possibilità di rivolgersi ad una specializzata tipografia online (come ad esempio stampavolantini.org) permetterà all’imprenditore di risparmiare ulteriormente.

Concludendo, la pubblicità dovrebbe essere vista come una spesa ancor più necessaria nei periodi di recessione, qualsiasi sia il prodotto che vogliamo vendere: non possiamo “produrre” una vendita se manca questa importante materia prima. Le perplessità dell’imprenditore nel dover aggiungere ulteriori spese da destinare alla pubblicità, di fronte ad un bilancio magari già provato da difficoltà economiche, è assolutamente comprensibile, ma occorre ricordare che ciò può fare la differenza tra la propria azienda e la concorrenza.

 

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